Chi è il prete gay polacco che ha fatto coming out e come è stato rimosso dal Vaticano?


Chi è il prete gay polacco che ha fatto coming out e come è stato rimosso dal Vaticano? In Vaticano nel 2015 succede anche questo. Alla vigilia del Sinodo, monsignor Krzysztof Charamsa sfida la Chiesa dicendo di avere un compagno e chiedendo “una famiglia anche per l’amore omosessuale”.

Chi è il prete gay polacco che ha fatto coming out e come è stato rimosso dal Vaticano?

Padre Lombardi: “Gesto non responsabile, indebita pressione mediatica”.

Repubblica.it scrive: “Il capo della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, dichiara che il prelato polacco Krzysztof Olaf Charamsa, 43 anni, segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana e ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede, dovrà “lasciare ogni incarico” presso la Santa Sede a causa delle sue esternazioni. “Gli altri aspetti della sua situazione – precisa il portavoce vaticano – sono di competenza del suo Ordinario diocesano”.

Il coming out del prete polacco e la reazione del Vaticano

Krysztof Charamsa ha fatto coming out semplicemente attraverso una naturale dichiarazione.E dalle sue parole è uscito anche questo:

E ancora:  “Cercherò lavoro”. E annuncia, “pronto per la stampa, in italiano e in polacco, un libro in cui metto la mia esperienza a nudo”. E chiede al Pontefice di modificare il catechismo, aggiungendo che informerà personalmente il Pontefice: “Devo ancora consegnargli la lettera”.

Alla domanda se ci siano “tantissimi” gay in Vaticano, Krysztof Charamsa dapprime annuisce, poi spiega: “In ogni società di soli uomini ci sono più gay che nel mondo come tale”.

Nell’intervista al Corriere della Sera ha spiegato perché ha deciso di fare coming out e di rivelare che ha pure un compagno:

«Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell’incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte — forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente — perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant’anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. È anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali».