L’intervista ad Ex Imam dell’ Al-Nusra organizzazione che rivendica attentato Charlie Hebdo da ‘Le Iene’


L’intervista ad Ex Imam dell’ Al-Nusra organizzazione che rivendica l’ attentato Charlie Hebdo da “Le Iene”.

“Le Iene show” servizio di Luigi Pelazza, che si è recato nei Balcani, dove ha incontrato un ex imam kosovaro, ora appartenente ad Al- Nusra, – come chiamano Al Qaeda in Siria – la stessa organizzazione di coloro che hanno rivendicato l’attentato al periodico satirico parigino Charlie Hebdo.

Domanda: Che cosa è successo a Parigi?
Risposta: A Parigi la diffusione delle caricature di Maometto è stata un’azione vergognosa e provocatoria per un miliardo e mezzo di musulmani, perché noi teniamo a Maometto ancor più che ai nostri genitori, ai nostri figli e ai noi stessi. Io vorrei chiederti: se avessero fatto caricature sui tuoi genitori?
D: Sicuramente potrei offendermi, però non mi sognerei mai di prendere un kalashnikov e ammazzare dodici persone
R: La causa è Dio. La provocazione è stata troppo grande. E’ troppo grave per noi.
D: E quindi chi offende con delle vignette satiriche o in qualsiasi altra maniera il Corano e Maometto va punito con la morte?
R: La Sharia (legge islamica) ha detto chiaramente che chiunque si prende gioco e offende Maometto deve essere punito con la morte.
D: Se un giornalista qua dovesse offendere Maometto, tu ti sentiresti di punirlo in qualche maniera?
R: Se le persone alle quali Dio ha dato la sapienza della fede dicono che bisogna tollerare, allora bisogna tollerare. Se i saggi dicono che bisogna agire, bisogna agire. Perché la punizione per chi si prende gioco di Maometto, secondo il Corano è la pena di morte.
D: Al Qaeda ha dichiarato che ci saranno altri atti terroristici in tutta Europa. Gli Europei quindi devono avere paura secondo te?
R: Già i fatti hanno dimostrato che loro sono pronti, hanno il potenziale per fare una cosa del genere. Ma, secondo me, l’Europa dopotutto si deve spaventare per un altro problema. E’ diventata la promotrice principale dei vizi: l’omosessualità, il lesbismo, la pedofilia, l’alcolismo, la droga
D: E’ vero che in giro per il mondo ci sono tanti combattenti, dormienti, pronti ad attivarsi nel caso in cui qualcuno glielo chieda?
R: Queste persone sono come fili di paglia, pronte a prendere fuoco. L’ordine è che vengano compiuti questi atti e una provocazione come quella fatta da (Charlie Hebdo) può fare in modo che una persona o un gruppo possano compiere azioni del genere e ripeterle. Non bisogna dimenticare un’altra cosa. Un po’ di tempo fa sono state uccise in Palestina tremila persone: donne, bambini, anziani, indifesi. Nessuno si è alzato a protestare, nessuno ne ha fatto un’azione mediatica, e lì è successo un disastro. Invece per dodici persone il mondo diventa incandescente. Perché questa differenza? Perché questa discriminazione ingiusta? Ancora non ho sentito definire “terroristi” Israele, Bashar al-Assad , Sharon e Netanyahu.
D: I fratelli Kouachi che sono morti per mano della polizia ora sono dei martiri?
R: Per me sì.
D: C’è una differenza fra l’Islam che conosciamo tutti e quello invece che alcuni definiscono più radicale?
R: Se oggi il mondo pensa che “Islam tradizionale” sia adattarsi ad ogni sistema politico, io non aderisco a questo tipo di Islam.
D: Chi sono gli infedeli?
R: Gli infedeli sono tutti quelli che sono fuori dall’Islam.
D: Se io la penso diversamente da te sono un tuo nemico? Sono un infedele?
R: Dato che non credi a ciò che dice il Corano, a ciò in cui credo io, sei un infedele, è ovvio che sei un infedele, perché credi in qualcosa in cui non credo io.
D: Appunto perché sono infedele secondo il Corano mi dovresti uccidere?
R: Noi oggi non possiamo salvarvi, non possiamo assicurarvi la vita, i beni e i diritti.
D: Per caso nel Corano c’è scritto che gli infedeli vanno uccisi?
R: Nel Corano c’è scritto che la vita, i diritti e i beni dei musulmani sono sacri e vanno tutelati, e chi si sacrifica per quelle cose è testimone e lodato davanti a Dio e chiunque minaccia quei beni deve essere combattuto.
D: Secondo te nel Corano c’è scritto che l’infedele va punito con la morte. Secondo tantissimi musulmani no. Sono per la pace non sono per la guerra come la intendete voi.
R: Gli infedeli sono puniti con la morte solo quando meritano la morte. Cosa faresti tu, se qualcuno entrasse a casa tua e ti dicesse: “Levati, che ho da fare con tua moglie, con tua figlia e con tua sorella”. E le violenta e le uccide davanti ai tuoi occhi? Che dici tu, cosa gli diciamo, “Pace e bene”?
D: Ma secondo alcuni però nel Corano c’è comunque uno spazio per la tolleranza
R: Trovami un esempio in cui il Corano sostenga che se vengono violati i diritti, la vita e la dignità non si dovrebbe reagire
D: Se io dico che tu sei uno jihadista, sto sbagliando qualcosa?
R: Tutti i musulmani sono jihadisti.
D: Se io dico che tu sei un terrorista, sto sbagliando qualcosa?
R: Per darmi del terrorista devi avere della prove.
D: Il fatto che vai a combattere in Siria non è sufficiente a dichiararti un terrorista?
R: Se la vita della tua famiglia fosse in pericolo e qualcuno da lontano vi raggiungesse per salvarvi, lo chiameresti “terrorista”?
D: Tu sei stato in Siria a combattere?
R: Sì.
D: Hai combattuto per l’ISIS o Al-Nusra?
R: Io ero dalla parte di Al-Nusra. Al-Nusra è un ramo di Al-Qaeda in Siria. L’ISIS si è distaccato da Al-Nusra e ha formato lo stato islamico senza autorizzazione dei vertici (di Al Qaeda), e questo è importante, senza chiedere ai saggi e senza chiedere al loro capo al-Zawahiri.
D: I due gruppi hanno obiettivi diversi?
R: Ti garantisco che l’obiettivo dei due gruppi della jihad è lo stesso. Creare uno Stato come era al tempo del profeta, ma le strade che portano ad uno Stato Islamico sono diverse.
D: Perché hai deciso di andare a combattere?
R: La comunità islamica è legata dalla fede in Dio, in Allah. “Muhammad sallallahu àlayhi wa salla-Maometto” ci ha imposto lo status della comunità islamica le cui parti si rafforzano e si legano fra loro in cui se una parte di esso sente dolore, tutto il corpo sente dolore.
D: Secondo te tutti i musulmani dovrebbero andare a combattere?
R: Sì, affinché sia assicurata la vita, la fede, la dignità e la ricchezza dei musulmani.
D: Quando sei partito per la Siria, che tragitto hai fatto?
R: Siamo partiti in quattro amici, dei quali uno laureato, un farmacista. Questo fratello era legato a dei kosovari che erano già andati in Siria. Abbiamo preso l’aereo a Rinas, siamo arrivati a Istanbul, dopo siamo andati a Otogar, abbiamo preso il pullman per Reyhanli, una cittadina al confine con la Siria, siamo andati in una casa sul confine, di sera abbiamo attraversato il confine attraverso una laguna. Si entra e si esce facilmente.
D: Quando sei arrivato in Siria, chi hai dovuto contattare?
R: Ci siamo messi in contatto per telefono, con un amico, un kosovaro che era già stato in Siria, sono venuti a prenderci e ci hanno portati ai campi di addestramento.
D: Là vi stava aspettando qualcuno, sapevano che sareste arrivati?
R: Semplicemente ci hanno aspettato i kosovari. Uno dei nostri contatti, ammazzato prima del nostro arrivo, era un kosovaro molto rispettato che gestiva un campo. Sempre attraverso il farmacista, conoscevamo anche altri fratelli molto rispettati lì.
D: C’erano altri occidentali?
R: Nei campi in Siria c’erano persone dal Canada, dall’America, dall’Inghilterra, dalla Francia, da tutto il mondo.
D: Nei campi dove sei stato in Siria hai conosciuto degli Italiani che combattono per la tua stessa causa?
R: C’erano anche degli Italiani.
D: Ti ricordi come si chiamavano per caso?
R: Non usano il nome del passaporto, si chiamano Abu Hamed, Abu Muhammad, Abu Ajeeb…
D: Ah perché cambiano nome, però sapevi che erano Italiani
R: Parlano …
D: Parlano italiano.
D: Quindi, una volta che siete arrivati al campo?
R: Ci siamo addestrati, abbiamo letto il Corano
D: Come vi hanno addestrati?
R: Si fa di tutto, dipende un po’ da quello che chiedi, chiedi per esempio di specializzarti come cecchino, TNT (Esplosivi) o RPG (Lanciarazzi) o Bazooka. Quello che vuoi, ciò in cui sei portato, ciò che ti appassiona, puoi specializzarti in quello. Ma comunque una preparazione generale.
D: Se qualche ragazzo giovane musulmano volesse andare a combattere, sa già come deve fare, chi deve contattare? Il primo luogo è la moschea?
R: Bisogna sempre avere un contatto, come l’avevamo noi.
D: Da chi prendevate gli ordini in Siria e in che città eri tu?
R: Dai comandanti del campo, io ero nella periferia di Aleppo.
D: Hai visto morire delle persone? Hai visto ammazzare delle persone?
R: Ci hanno attaccato con dei mortai nell’abitazione dove eravamo, ci hanno lanciato una decina di colpi, per fortuna erano a trenta metri di distanza e poi hanno cominciato ad allontanarsi. E non abbiamo avuto problemi. Venivano uccisi civili tutti i giorni, capisci, tutti i giorni. Veniva l’aereo e lanciava le bombe tutti i giorni facendo il giro.
D: In nome di Allah ti metteresti mai una cintura carica di esplosivo e ti faresti saltare in aria?
R: In Siria si sono registrati a centinaia per fare i kamikaze. Queste sono azioni compiute solo quando è estremamente difficile entrare in una base o in un punto dove si è stabilito l’esercito nemico. Solo quando non c’è altra possibilità di entrare lì dentro, allora il comandante decide e si compie quell’azione.
D: Ma tu lo faresti?
R: Sì. Ho chiesto a loro di farlo, mi hanno detto che se sarà necessario lo farò
D: Che cosa significa diventare un martire? Chi è il martire?
R: Martire è chiunque muore affinché la parola di Dio sia compiuta, che la parola di Dio prevalga su ogni altra. Questo è il martire.
D: Quindi morire al fronte significa diventare un martire?
R: Sì.
D: Ci sono dei musulmani che combattono per soldi e non per un credo?
R: Questo non posso dirlo, riguarda il cuore di chiunque, la sua sincerità interna. Nessuno ha detto che combatte per soldi, chiunque dice che è venuto per Dio, se è venuto per i soldi o per sentirsi uomo, lo sa solo Dio, noi non lo sappiamo.
D: Il musulmano che oggi non lotta per la formazione dello stato islamico non è un buon musulmano?
R: No. Così come non è un buon democratico colui che non lotta per la democrazia.
D: Hai qualcosa da dire invece alle famiglie, ai genitori, al papà alla mamma alla sorella al marito alla moglie di quelle dodici persone che sono morte nella strage di Parigi?
R: Che il loro diritto finisce quando inizia quello dell’altro, e che educhino le nuove generazioni a non calpestare i diritti dei popoli.
D: Che cosa significa secondo te la libertà di parola, di pensiero e di stampa?
R: Diritto vuol dire che tutti possono esprimere liberamente ciò che sentono, sia in relazione alla religione, al suo Stato e alla sua Fede, ma sempre senza calpestare i diritti degli altri.
D: Tua moglie e i tuoi figli la pensano come te?
R: Ovvio.
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