Dieta genetica come dimagrire con la dieta del Dna


Dieta genetica come dimagrire con la dieta del dna. La dieta genetica è quella richiesta da tutti i volti noti del mondo dello spettacolo che vogliono dimagrire. Insomma una dieta che non costa poco ma che promette ottimi risultati. Ma cos’è la dieta genetica?

Dieta genetica come dimagrire con la dieta del dna

La dieta genetica è un regime nutrizionale dimagrante che si basa sulla personalizzazione realizzata sulla base del profilo metabolico della singola persona, profilo che viene determinato tramite l’esecuzione di un test genetico.

Ideata negli USA qualche anno fa, la dieta genetica ha acquisito una certa notorietà nel nostro Paese soltanto nel corso del 2013; attualmente viene proposta da diverse aziende. (via albanesi.it)

Il test genetico prevede l’analisi di diverse aree; i centri LaClinique, per esempio, prendono in considerazione le seguenti: gusto (gene TAS2R38), intolleranza al lattosio (lattasi), stress ossidativo (MTHFR), metabolismo dei glicidi (PGC-1 alpha, PPAR gamma-2, TCF7L2, LEPR), metabolismo dei lipidi (grelina, FTO, MC4R, LPL, recettore delle LDL, resistina, APOA5, GCKR), metabolismo osseo (ESR1, LRP5) e stile di vita (ACE, CHRNA3).

La dieta genetica pro e contro

Ecco cosa scrive Corriere.it: “L’utilità dei test genetici non si discute, si tratta di una delle innovazioni di portata più ampia degli ultimi dieci anni — interviene Giuseppe Novelli, responsabile del Laboratorio di genetica medica del Policlinico Tor Vergata di Roma —.”

“Il rischio però è che si passi dall’oroscopo al “genoscopo“, pensando che i marcatori genetici possano dire tutto di noi: la nutrigenetica ha basi logiche, ma senza un percorso ragionato, senza sapere nulla della persona a cui si fanno i test, le conclusioni non possono essere serie. Anche perché ciascuno di noi è il risultato dei geni, dell’ambiente e del caso: i geni da soli spiegano qualcosa, ma non tutto».

«Focalizzarsi solo sul genotipo e pensare di stabilire una dieta è riduttivo — conferma Enzo Spisni, docente di Fisiologia della nutrizione dell’Università di Bologna —. Sappiamo, ad esempio, che se in animali da esperimento con lo stesso identico genotipo modifichiamo il microbiota, ovvero l’insieme dei batteri della flora intestinale, alcuni diventano obesi e altri no: segno che guardando solo ai geni abbiamo una visione molto parziale di ciò che siamo e di come rispondiamo all’alimentazione, perché contano tanti altri fattori. Inoltre, anche se sono stati individuati alcuni geni correlati all’obesità, sappiamo che questi “pesano” molto meno dell’ambiente e dello stile di vita nel provocare l’accumulo di chili. Uno strumento banale come un diario alimentare svela spesso errori madornali nelle abitudini di chi è sovrappeso: al momento è più importante individuare questi errori e modificare la propria quotidianità, che tentare la dieta genetica, la cui efficacia non è dimostrata. Magari in futuro avremo conoscenze più approfondite, ma oggi i test per la dieta genetica sono una fuga in avanti che non serve a molto. Per di più, l’interpretazione dei dati è lasciata spesso a persone non sufficientemente preparate».

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